(dal libro “A Medjugorje la Madonna è viva” – Colloqui con Padre Tomislav Vlašić, pagg. 143; Ed. Luci dell’Esodo)

Parla Padre Tomislav Vlašić

“L’unica via d’uscita consiste sempre nel camminare progressivamente nella fede. Questo è ciò che ho cercato di fare. […] Il primo passo, quindi, è stato riposare nel Signore, abbandonando nelle sue mani la guida della mia vita e l’opera che fin lì realizzata. Questo passo nell’offerta ha avuto diverse conseguenze. Prima di tutto la prova mi è stato utile come riposo. Nelle prove, abbandonato a Dio sulla croce, ho potuto vivere un riposo profondo. Questo è il riposo nel Signore, che nessun uomo può dare ma solo Dio.

A questo si collega il secondo passo: accorgersi che Dio è tutto nella vita e che guida ogni cosa in modo perfetto. Così facendo, hanno cominciato a risvegliarsi nella mia anima la pace, la gioia e, soprattutto, il ringraziamento a Dio perché mi ha tolto tutto, permettendomi così di rinascere. Si sono formate in me una nuova coscienza ed una forza creativa. Il frutto di tutto questo è stata la trasformazione della mia persona”.

Domanda: Da come parli sembra sia stato facile e piacevole. È così?

Padre Tomislav

“No, non può essere tutto facile. Gesù per noi è un esempio. Egli stesso, sulla croce, ha vissuto l’impossibilità di agire e ha sperimentato la morte a se stesso: «Dio mio, Dio mio, perché mi ha abbandonato?»[1]. Queste parole sono talmente importanti da segnare il passaggio per la vita nuova, se rimaniamo fedeli a Dio, così come Gesù è rimasto fedele. In questo passaggio muore l’uomo corruttibile, con tutti i suoi dubbi, insicurezze, false speranze, con tutto quello che comunque è destinato a sparire dopo la morte. Rimane la vita in Dio, eterna e incorruttibile.

Questo passaggio è importante anche perché non avviene qualche volta nella vita, ma in ogni momento, proprio in ogni momento! Se gli occhi della nostra anima sono aperti e se siamo fedeli a Dio, allora tutto il nostro essere è radicato in Lui, nell’eternità, così che nulla può sorprenderci o ferirci. E in ogni momento siamo messi alla prova nel nostro rimanere radicati in noi stessi, in qualcosa, in qualcuno. In questo radicamento umano la vita non può stare in piedi stabilmente. Soltanto l’essere appoggiati e fondati in Dio dà stabilità.

Le grandi prove, anche se dolorose, sono importanti perché fanno crollare in noi tutto ciò che non è Dio. Allo stesso tempo ci risvegliano, ci insegnano a vivere in modo tale che nessuna prova potrà più toglierci nulla. Se camminiamo così sulla strada della vita, allora con San Francesco d’Assisi possiamo vivere la verità: “Dio mio e mio tutto!”.

Domanda: “Qual è la cosa più preziosa che hai scoperto in questo periodo della tua vita?

Padre Tomislav

“La cosa più preziosa è stata per me il silenzio come grazia, come virtù. Non il silenzio nel quale noi stessi ci chiudiamo e dove soffochiamo. È molto importante discernere questo dentro di noi. Il silenzio in cui ci chiudiamo è un grande pericolo. In esso c’è uno stato di morte, anche se non ce ne accorgiamo subito. Esso alimenta le fughe, le fantasie, i sentimenti negativi, la passività. La persona gira su se stessa. La permanenza costante di un tale silenzio nell’anima è uno stato di morte. Da questo silenzio nascono tutte le espressioni malate della persona.

Il silenzio divino è qualcosa di diverso. È un dono del Cielo, un dono di vita. In questo silenzio tace ogni voce, tranne quella di Dio, che si fa pulita e chiara. Venendo a mancare le altre voci, sparisce anche tutto ciò che alimenta l’uomo corruttibile e la vita malata. Nella voce divina l’anima percepisce il volere di Dio, che la edifica, la promuove e la guida verso la pienezza. Allora lo Spirito Santo risveglia in essa la creatività, la prepara a regnare con Cristo. La persona risvegliata nel silenzio divino cerca prima di tutto Dio, e non tanto le cose che Dio può darle. Si immerge nella vita divina e non nell’attivismo. Quando agisce partendo da questo silenzio, la persona manifesta l’armonia dell’essere e dell’agire di Dio, che in lui formano esattamente una sola cosa. Riconosce il pericolo di essere divisa in se stessa, perciò subito ritorna alla vita di Dio. Non le è più sufficiente leggere libri santi, riflettere su di essi, ma cerca Dio che è la fonte della sapienza, per essere istruita da Lui. Per lei non sono importanti i doni, le capacità, i successi.

Questo silenzio è un dono di Dio. Egli lo offre a chi è umile, sensibile, pronto a morire continuamente a se stesso e ad essere aperto alla sua voce. La sapienza divina ci lascia soli nelle prove, dove perdiamo tutto, perché possiamo cercare soltanto Dio, come hanno fatto le donne che hanno cercato Gesù al sepolcro. Lo hanno trovato vivo, risorto, ed esse stesse sono risorte. Così il silenzio divino genera in noi la preghiera, la sete del Dio vivente e ci indirizza verso di Lui. Un tale silenzio alimenta la fede, la speranza e l’amore, perché non vacilliamo. Esso protegge e armonizza in noi tutti i frutti dello Spirito Santo e ci conduce alla pienezza della vita in Dio”.

[1] Cfr. Mt 27, 46