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Cari lettori e lettrici,
Ringraziamo tutti quanti ci aiutano a divulgare i messaggi relativi alle rivelazioni ricevute da Stefania Caterina, e pubblicati nel suo sito Verso La Nuova Creazione  (©Luci dell’Esodo srl).
 
Vi invitiamo pertanto a non copiare e incollare i messaggi di Stefania Caterina, producendo altri siti emulativi, ma a permettere l’accesso al nostro sito tramite link; così da lasciare l’originalità e l’identità di questo progetto integra e non generalizzata con altri contenuti.
 
Il Nucleo Luci dell’Esodo offre la vita per il servizio a questo progetto, con il compito di proteggerne l’integrità e l’originalità.
Con la disponibilità a collaborare con tutti voi, per valorizzare gli impulsi che lo Spirito opera nel suo popolo, vi ringraziamo, benediciamo e accompagniamo con la preghiera e l’offerta della vita a Dio.
 
Il Nucleo 
Luci dell’Esodo

Un tempo nuovo per la Chiesa di Dio

Carissimi lettori,

vi propongo ancora un messaggio tratto dal libro “2012 La scelta decisiva dell’umanità”, scritto insieme a Tomislav Vlašić e di recente pubblicato dalla casa editrice “Luci dell”Esodo”.

Vi saluto e vi benedico in Cristo. Dio vi dia pace.

Messaggio di San Paolo apostolo


del 30 agosto 2012

Un tempo nuovo per la Chiesa di Dio

san Paolo


“Dopo la mia conversione, ho trascorso un lungo tempo a riflettere, e a prepararmi per la missione di cui il Signore continuamente mi parlava.[1] Gesù mi aveva chiamato ad essere apostolo, benché non fossi stato con lui fin dall’inizio; anzi, sapete bene che, all’inizio, ero stato un persecutore dei cristiani.

Al tempo della mia conversione, i cristiani e gli apostoli del Signore, in particolare, erano colmi di una tale ricchezza di grazie, che voi difficilmente potreste immaginare. Gli apostoli manifestavano veramente la potenza di Dio; le loro esperienze non si limitavano a qualche visione o miracolo. Le esperienze straordinarie erano per loro la normalità, non perché fossero “superuomini”, ma perché la Chiesa aveva ricevuto,nella Pentecoste, una spinta straordinaria, indispensabile per compiere la sua missione. Spettava agli apostoli aprire la strada al popolo, offrendo se stessi e manifestando la straordinaria potenza della grazia che era la vita della Chiesa. La vita mistica, nella prima Chiesa, era la base di ogni esperienza di Dio.

Oggi, la Chiesa non vive più una simile potenza;eppure, essa è chiamata alla stessa missione di allora. Perché accade questo? Perché il popolo di Dio e gli apostoli di oggi credono più al potere della ragione che a quello della fede, benché ragione e fede non siano in contrasto fra loro, tutt’altro. Temono i miracoli e li guardano con sospetto, non sapendo come incasellarli nella logica umana, nella razionalità tipica di questo vostro tempo. Per noi non era così; perciò le mie esperienze furono accolte dagli apostoli del Signore, Pietro mi diede la sua destra in segno di stima e fiducia, riconoscendo in me la chiamata e l’opera del Signore.[2] Fra noi due non ci fu mai discordia, benché fossimo assai diversi per mentalità e formazione.

Gesù aveva parlato ai suoi apostoli, durante la sua permanenza in mezzo a loro, ed aveva parlato al mio spirito, dopo la mia conversione. Non c’era differenza di preparazione fra noi, ciascuno sapeva cosa fare e cosa dire al popolo. Pietro ed io, come gli altri apostoli, parlavamo della nuova creazione.[3] Non era certo frutto della nostra fantasia, come, forse, qualcuno di voi potrebbe affermare. Gesù ne aveva parlato, promettendo di portare l’umanità in una dimensione nuova. Aveva parlato della ricapitolazione in lui di tutta la creazione, come culmine dell’azione della sua Chiesa, e come preludio necessario alla nuova creazione.

Per questo ci aveva fatto conoscere la realtà esistente in tutto l’universo, poiché il messaggio di salvezza, affidato in modo particolare alla Chiesa della Terra, avrebbe dovuto riempire l’universo; solo così sarebbe stato possibile ricapitolare in lui ogni cosa in cielo e in terra. Voi mi chiamate “apostolo delle genti” e lo sono stato davvero. Le genti di cui parlate, però, non erano solo i popoli pagani della Terra, bensì tutti gli uomini creati da Dio, e viventi in qualsiasi angolo del cosmo. L’immensità, la grandezza e la profondità dell’opera di Dio non mi erano sconosciute, perché il mio spirito spaziava nelle realtà dell’universo. Infatti, il Signore mi aveva concesso di vivere esperienze straordinarie, di visitare pianeti sconosciuti e di incontrare diverse umanità dell’universo.

San Pietro vi ha parlato di come andarono le cose nella prima Chiesa e di come, a poco a poco, l’aspetto riguardante i popoli di altri pianeti venne messo da parte. La missione della Chiesa si orientò solo verso le genti della Terra. Questo è stato il mio dolore più grande, ed anche il dolore degli altri apostoli. Tuttavia, Gesù ci aveva promesso che sarebbe venuto il tempo propizio per la missione della Chiesa in tutto l’universo.

Questo è il tempo nuovo per la Chiesa della Terra! Questa è l’occasione concessa nuovamente al popolo di Dio della Terra, per lasciare da parte i dubbi e le paure, per recuperare quella dinamicità della fede che permette di oltrepassare le barriere della Terra, e scavalcare le mura della razionalità. Questa è l’ultima chiamata, per chi rappresenta la Chiesa della Terra, ad aprire le porte all’intera umanità dell’universo, ad essere madre dei popoli, come spesso si proclama, purtroppo, solo a parole.

La Chiesa della Terra è chiamata a rispondere, accettando di aprirsi alle realtà presenti nell’universo, all’evangelizzazione di altre umanità, oltre a quelle della Terra. Il Signore attende una risposta da parte di ogni fedele, e di coloro che rappresentano la Chiesa. Vi dico che è inutile far finta di non sapere: i segni della presenza della vita nell’universo sono stati dati e continuano ad essere dati tuttora. Coloro che rappresentano la Chiesa, di fronte ai segni dati dal cielo, non possono comportarsi come coloro che non credono, o come scienziati e studiosi, che affrontano certi fenomeni per darne una spiegazione razionale, che quasi sempre porta ad un rifiuto. Chi si proclama “pastore” deve comportarsi da uomo di fede.

L’uomo di fede non è un ingenuo che accetta tutto ad occhi chiusi: l’uomo di fede sa discernere. Il suo discernimento, però, non nasce mai dalla paura di ciò che è inspiegabile razionalmente; nasce, invece, dall’apertura incondizionata all’azione di Dio, al quale nulla è impossibile. L’uomo di fede possiede la prudenza che è dono dello Spirito Santo, e che non ha nulla a che fare con il timore umano, frutto di compromessi e di ambizioni umane.

Per questo, l’uomo che vive una fede autentica, possiede un discernimento che è guidato dallo Spirito Santo e che non fallisce, perché lo Spirito stesso conferma la sua azione. Come? Mediante la comunione dei fedeli. Quando pregavo insieme ai fedeli delle prime comunità cristiane, i doni straordinari erano la normalità, perché l’azione dello Spirito Santo era intensa; tutti assistevamo all’intervento diretto di Dio nell’edificazione della Chiesa nascente. Il mio compito di apostolo non consisteva nel dire alla persona se quel dono provenisse da Dio oppure no, né tanto meno di approvare o impedire l’esercizio dei doni. Il mio compito era quello di pregare e offrire me stesso, per ogni fedele e per l’intera comunità.

Il compito di ogni apostolo e pastore, oggi come allora, è quello di aiutare ciascuno a diventare un uomo libero in Dio; non libero secondo gli uomini, ma secondo Dio, perché tutti voi siete chiamati a entrare nella libertà dei figli di Dio. Questo era il mio dovere davanti a Dio: annunciare il messaggio del Vangelo, aiutare ogni persona di buona volontà a specchiarsi in quel messaggio, ad essere integro di fronte alla verità, capace di offrire se stesso a Dio, capace di vivere in comunione con i fratelli.

L’offerta della vita a Dio, l’integrità, la comunione, sono le basi sulle quali si forma l’identità di ogni persona e di ogni comunità, sono le basi della fede integra e della vera libertà. Quando un dono straordinario si manifesta in una persona o in una comunità colma di fede e di libertà, non può che produrre frutti buoni, e la comunione vera impedisce che si infiltri il male. Chi vive integro di fronte a Dio, non sarà mai ingannato né potrà mai ingannare, perché lo Spirito, datore di ogni dono, confermerà la sua opera, attraverso altri che vivono la medesima integrità di fede e di comunione. Così accadeva nelle comunità nelle quali predicavo. Quando una persona si alzava nell’assemblea e manifestava un dono, questo dono veniva riconosciuto, come proveniente da Dio, da tutti coloro che erano presenti. Era un discernimento immediato e sicuro, che produceva pace e alimentava la fede, la speranza e la carità. Attraverso quel dono, si risvegliavano altri doni in altre persone; così i doni dello Spirito si armonizzavano, si completavano e si confermavano a vicenda. In tal modo, la Chiesa cresceva e si fortificava.

La Chiesa non è stata fondata da noi apostoli, bensì dalla straordinaria azione dello Spirito Santo, che operava direttamente, attraverso il popolo. La Chiesa è il popolo di Dio che cammina col suo Pastore Gesù Cristo, guidata dallo Spirito Santo, verso il Padre. Perciò la Chiesa è fondata sul popolo e dal popolo, il quale vive in unione con la Santissima Trinità e ne manifesta la vita.

Noi apostoli, con la preghiera, con l’offerta della nostra vita e con la predicazione, partecipavamo all’azione dello Spirito, accompagnando ogni persona nella sua crescita spirituale. Eravamo padri della fede, perché aiutavamo le persone a crescere; eravamo padri, non padroni. Come veri padri, non pretendevamo di imporre la nostra autorità, ma la usavamo per affiancare il cammino di ciascun fedele e dell’intera comunità, affinché ciascuno giungesse alla maturità della fede, alla capacità di relazionarsi con Dio e di discernere da se stesso il bene e il male, vivendo in comunione con tutti e confrontandosi con tutti nella comunione. Vi assicuro che non si può mentire di fronte ad una comunità che vive integra davanti a Dio; perciò le prime comunità erano luoghi dove cresceva la santità, e dove si moltiplicavano i doni di Dio.

Pensate che noi apostoli predicassimo molto, e convincessimo le persone a suon di parole? No, noi predicavamo poco e pregavamo molto, contrariamente a ciò che avviene oggi:la Chiesa è piena di prediche, di discorsi e di parole, ma è povera di preghiera. La preghiera personale e comunitaria è il respiro del singolo e del popolo di Dio, perché consente di mantenere vivo il rapporto con Dio, e ciò permette allo Spirito Santo di agire in ciascuno e in tutti.

Ogni persona possiede lo spirito, ma io vi dico che ogni comunità cristiana dovrebbe possedere uno spirito, che si forma a partire dalla vita che scorre in ogni anima e che, attraverso la sincera comunione, emana dalla comunità stessa con straordinaria potenza, generando unità di intenti. Quando una comunità possiede uno spirito aperto a Dio, umile e sincero, i suoi membri sono “un cuor solo e un’anima sola”. Allora si manifesta la multiforme azione di Dio, che suscita doni e missioni nei singoli e nell’intera comunità. Lo Spirito di Dio agisce sullo spirito di un singolo e sullo spirito della comunità. Questo avveniva nelle prime comunità, immediatamente dopo la Pentecoste.

Ora vi domando: la Chiesa, popolo di Dio, può essere considerata oggi una comunità dallo spirito aperto, umile e sincero, dove i doni di Dio si manifestano in pienezza, e dove ciascuno giunge alla maturità della fede, al discernimento autentico, alla chiarezza della propria missione? Lascio a voi la risposta, ma desidero sottolineare alcune cose per aiutarvi a comprendere.

La Pentecoste aveva rappresentato la partenza della missione della Chiesa. Lo Spirito Santo era sceso a confermare la decisione degli apostoli e dei primi discepoli di seguire la vita e gli insegnamenti di Gesù, e di essere pronti alla missione che egli aveva affidato loro. Da quel momento, le prime comunità erano state colmate di doni e vivevano nella preghiera, immerse in Dio. Gesù operava attraverso il suo popolo, nella potenza dello Spirito Santo, e la Chiesa cresceva.

La Chiesa diventava sempre più grande e accoglieva uomini e donne di ogni provenienza e cultura. Purtroppo, molti erano attirati non dal desiderio di seguire Gesù Cristo, bensì dal desiderio di appartenere ad una “organizzazione” dove le persone operavano miracoli di grande portata. Non c’è da stupirsi, perciò, che molti ambiziosi desiderassero mettere le mani sul “potere” che proveniva da Dio, ed usarlo per i propri scopi. Lo spirito di Giuda, il traditore, riviveva in molti e cominciava ad operare nella Chiesa nascente. Il demonio aveva trovato il modo di continuare l’opera iniziata con Giuda Iscariota, suscitando altri “Giuda”, al fine di stravolgere il volto della Chiesa. Quanti Giuda ci sono stati lungo i secoli? Molti, troppi!

Un altro spirito si era infiltrato nelle comunità cristiane; anch’esso operava nei singoli e nelle comunità. Ben presto nacquero discordie e contese di ogni genere; la mancanza di pace e di comunione generò un vuoto nella prima Chiesa. Invano si levavano le voci degli apostoli e dei giusti; io stesso mi sono trovato in mezzo ad una tremenda lotta fra spiriti opposti. Vedevo, di giorno in giorno, venir meno quell’integrità di fede, e quell’unità di intenti che erano state la forza delle prime comunità.Le comunità cristiane, da semplici cenacoli di amore e preghiera, si trasformavano, a poco a poco, in organizzazioni rigide e gerarchiche, sempre più attratte dal potere terreno. Il Regno di Dio non era più inteso come una dimensione dello spirito, ma come un regno terrestre, fatto di possedimenti, codici e privilegi, che avrebbe dominato in eterno; era lo stesso pensiero di Giuda Iscariota.

La Chiesa, infine, riuscì a diventare amica dei potenti. Quale è stato il prezzo di questa amicizia? Il prezzo è stato pesante, perché Dio ha ritirato la potenza incredibile concessa alle prime comunità, per impedire che una simile potenza cadesse in mani sbagliate. Da allora, molti doni hanno cessato di operare nella Chiesa. Lungo la storia della Chiesa, Dio non ha mancato di suscitare uomini e donne ricolmi di una potenza simile a quella degli inizi, per mostrare a tutti che il potere appartiene a lui e non agli uomini, e neppure alla Chiesa.

La Chiesa è depositaria dei doni della grazia, ma solo nella misura in cui risponde alla grazia, mettendosi seriamente in cammino sulle orme di Cristo, e lasciando da parte i desideri egoisti. Chi segue il proprio egoismo è un idolatra, anche se si professa di Cristo, anche se dice di appartenere alla Chiesa: mette al centro se stesso e non Dio. Nessun idolatra può possedere i doni di Dio, nessuna comunità i cui membri sono idolatri e ipocriti.[4]

Lo spirito del male agisce così: quando non riesce a possedere, distrugge. Questo avviene anche nel popolo di Dio, quando in esso si annida lo spirito del maligno. Per questa ragione, i veri uomini di Dio, colmi dei doni divini, sono stati quasi semprerespinti e perseguitati, perché non hanno accettato compromessi, e non si sono piegati ai desideri dei potenti. Questo è stato fatto, spesso, a nome della Chiesa. Quale Chiesa? Quella che accoglie con gratitudine i doni di Dio, che accoglie i profeti come profeti e i giusti come giusti e li sa riconoscere? Oppure la Chiesa che vuole possedere i doni di Dio, per sfruttarli a suo piacere e, quando non può farlo, lapida i profeti e uccide quanti le sono inviati[5], perché non sa e non vuole riconoscere il tempo in cui è stata visitata?[6]

Per fortuna, la Chiesa è anche oggi ricolma di santità: è la santità dei semplici, degli umili, di quanti desiderano solo amare e servire Dio senza ambizioni e compromessi. A questi dico: sollevate il capo perché il Signore interverrà per dividere, una volta per tutte, gli agnelli dai capri, e per radunare il gregge dei suoi poveri. Interverrà per ripulire il volto della sua Chiesa, per renderla adatta a compiere la sua missione. Questo è il momento favorevole per decidere di appartenere al popolo fedele!

Il Regno di Dio, quello vero, si espanderà nell’universo. Dio si servirà del suo popolo fedele, della sua Chiesa, per far giungere ad ogni popolo dell’universo il suo messaggio di salvezza. Porterà a termine la sua opera, attraverso quella parte di Chiesa fedele, alla quale restituirà l’originaria potenza, aggiungendo grazie nuove per questo tempo. Perciò, affrettatevi a rispondere, per essere parte di questa Chiesa.

Siate consapevoli che questo tempo è un tempo straordinario, è il tempo della Pentecoste cosmica: lo Spirito Santo sta scendendo a confermare ogni uomo, ogni popolo dell’universo che ha deciso di appartenere a Dio, per mezzo di Gesù Cristo. Spetta alla Chiesa della Terra radunare l’immenso gregge di Dio, sparso nell’universo,per ricapitolarlo in Cristo, formando un solo e immenso popolo. Questa è la missione della Chiesa, che avrebbe dovuto partire dall’inizio.

Ci sono molti popoli nell’universo, uomini e donne pronti a servire Dio. Noi apostoli abbiamo incontrato molti di loro, quando eravamo sulla Terra. Posso dire che questi fratelli mi hanno visitato, aiutato, hanno pregato per me. Essi attendono, ora come allora, la risposta della Chiesa della Terra, per affiancarla nella sua missione. Se non ci sarà risposta, o se ci sarà una risposta insufficiente, questi popoli saranno incaricati da Dio di svolgere quella missione universale che la Chiesa della Terra non ha saputo svolgere. Quanti sulla Terra avranno risposto, si uniranno alle umanità fedeli, saranno ben accolti e collaboreranno alla missione voluta dal Signore.

Questa sarà la Chiesa di Dio, Una in tutto l’universo. Essa preparerà la strada al ritorno glorioso di Cristo, lo accoglierà e sarà con lui nella creazione nuova. Maria Santissima, Madre di Dio e Madre di tutti i popoli, gli angeli e i santi, gli strumenti straordinari di Dio in questo tempo, pregano per voi, affinché siate forti e decisi. In modo particolare, noi apostoli vegliamo su di voi in questo tempo.

Vi benedico a nome degli apostoli del Signore, e questa benedizione vi fortifichi e vi protegga. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!”


[1] Cfr Gal 1, 11-23

[2] Cfr Gal 2, 9

[3] Cfr 2Pt, 3, 1-10

[4] Cfr Rm 8, 9

[5] Cfr Mt 23, 37-39

[6] Cfr Lc 19, 41-44

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