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Cari lettori e lettrici,
Ringraziamo tutti quanti ci aiutano a divulgare i messaggi relativi alle rivelazioni ricevute da Stefania Caterina, e pubblicati nel suo sito Verso La Nuova Creazione  (©Luci dell’Esodo srl).
 
Vi invitiamo pertanto a non copiare e incollare i messaggi di Stefania Caterina, producendo altri siti emulativi, ma a permettere l’accesso al nostro sito tramite link; così da lasciare l’originalità e l’identità di questo progetto integra e non generalizzata con altri contenuti.
 
Il Nucleo Luci dell’Esodo offre la vita per il servizio a questo progetto, con il compito di proteggerne l’integrità e l’originalità.
Con la disponibilità a collaborare con tutti voi, per valorizzare gli impulsi che lo Spirito opera nel suo popolo, vi ringraziamo, benediciamo e accompagniamo con la preghiera e l’offerta della vita a Dio.
 
Il Nucleo 
Luci dell’Esodo

La missione universale della Chiesa

Carissimi lettori,

vi propongo un messaggio di San Pietro apostolo del 21 agosto 2012. Molti di voi lo conoscono già perché è tratto dal libro “2012 La scelta decisiva dell’umanità”, scritto insieme a Tomislav Vlašić e di recente pubblicato dalla casa editrice “Luci dell”Esodo”.

Abbiamo pensato di pubblicarlo sul sito per dar modo anche a coloro che non hanno letto il libro citato di conoscere i contenuti di questo messaggio che ritengo di estrema importanza. Infatti, le parole di San Pietro danno finalmente risposta ad una domanda che mi sono sentita rivolgere un’infinità di volte: “Perché la Chiesa non ha mai parlato della vita su altri pianeti”? Penso che dal  messaggio potrete capire molte cose, sulle quali rifletterete nella libertà della vostra coscienza.

Vi saluto e vi benedico in Cristo. Dio vi dia pace.

Stefania Caterina

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Messaggio di San Pietro apostolo del 21 agosto 2012

La missione universale della Chiesa

“Fin dall’inizio, Gesù ci ha parlato della vita nell’universo. A noi, suoi apostoli, aveva preannunciato la futura missione di portare il suo messaggio di salvezza, non solo ai popoli pagani della Terra, ma anche agli altri popoli dell’universo, molti dei quali non erano neppure a conoscenza dell’esistenza del vero Dio. Non erano discorsi tanto nuovi, perché il popolo eletto già da molto tempo aveva intuito l’esistenza di altri uomini nell’universo. Questa intuizione era stata confermata in diversi modi, sia dalle parole dei profeti, sia dall’esperienza del popolo stesso, in occasione di eventi straordinari cui aveva assistito nel corso della sua storia. Questi avvenimenti attestavano inequivocabilmente l’intervento di esseri ben diversi dagli angeli, esseri potenti e buoni, che più volte avevano aiutato il popolo eletto nel suo lungo cammino di preparazione alla venuta del Messia. Benché si trattasse di un popolo ancora primitivo, tuttavia era stato preparato nello spirito da Dio. Oggi voi avete più conoscenze scientifiche, ma siete meno pronti a credere, perché vi fidate troppo della vostra conoscenza. Ai miei tempi avveniva il contrario: non avendo molte conoscenze, gli uomini erano maggiormente predisposti a credere, e Dio insegnava molte cose nel segreto dei cuori. Non dimenticate che la vera fede è anche conoscenza delle leggi di Dio, e le leggi di Dio non sono solo prescrizioni morali; sono anche leggi spirituali e fisiche che governano tutta la creazione.

Posso dire che eravamo preparati all’idea di non essere soli nell’universo. L’insegnamento di Gesù veniva a confermare l’esistenza di altri fratelli; ci metteva in grado di capire, finalmente, ciò che il Padre aveva creato, ciò che era avvenuto col peccato originale, e ciò che il Padre desiderava fare, per mezzo del suo Cristo, al fine di riportare i suoi figli a lui, rendendoli degni del suo Regno.

L’insegnamento di Gesù sull’universo faceva parte di quelle cose che egli ci spiegava a parte, quando stavamo da soli con lui; infatti, era necessario che comprendessimo bene questa realtà delicata, per poterne un giorno parlare. La predicazione alle folle, invece, era diversa, perché la gente che ascoltava Gesù, chiedeva luce e conforto nelle difficoltà della vita, aveva bisogno della sua misericordia. Gesù era così diverso dagli scribi e dai farisei, freddi e implacabili custodi della Legge.

Noi custodivamo le cose che Gesù ci rivelava; ci aprivamo, a poco a poco, alla grande realtà della creazione, consapevoli della portata di simili rivelazioni. Eravamo semplici e credevamo in Gesù, non eravamo turbati. Solo Giuda Iscariota era spesso a disagio di fronte alle parole di Gesù; temeva la reazione dei farisei, perché era ambizioso, e pensava al regno di Dio come ad un regno umano, dove avrebbe potuto avere un posto d’onore. Perciò si sentiva minacciato dalla presenza di altri uomini, respingeva l’idea di condividere con loro i suoi futuri privilegi.

Dopo la sua morte e risurrezione, Gesù si è trattenuto ancora a lungo con noi, rivelandoci altre cose che prima non saremmo stati in grado di comprendere.[1] In seguito, con la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste, siamo stati confermati interiormente in tutto ciò che Gesù ci aveva insegnato. Lo Spirito Santo ci ha resi forti, ed ha impresso definitivamente nel nostro spirito le parole ed il pensiero di Cristo.[2]

Come era prevedibile, già all’inizio della nostra predicazione, l’odio di Lucifero si è scatenato contro di noi; ma eravamo uniti fra noi, e la preghiera di Maria, Madre di Gesù, ci sosteneva particolarmente. Vorrei che comprendeste bene che cosa era per noi, e che cosa è per voi la preghiera della Madre: attraverso di lei, fluiscono la luce e la potenza di Dio. Senza di lei, avremmo difficilmente potuto affrontare la tremenda reazione dei sacerdoti, degli anziani, degli scribi e dei farisei, che vedevano minacciato il loro potere, e sconvolta la loro dottrina. Ci presentavano al popolo come persone ignoranti della Legge, bestemmiatori e seguaci di una dottrina contraria a Dio e alla fede del popolo di Israele.

Ciò di cui parlavamo era realmente sconvolgente, e non solo per i Giudei. Predicavamo un Dio sceso in Terra, morto e risorto. Parlavamo della redenzione operata da Gesù come di una realtà immensa che superava i confini della Terra. Gesù era stato chiaro con noi: i cristiani della Terra avrebbero dovuto portare l’annuncio della salvezza a tutto l’universo, in qualità di testimoni della morte e della risurrezione di Cristo. Gesù stesso li avrebbe messi in grado di svolgere tale missione, servendosi di altri popoli dell’universo, fedeli a Dio, che sarebbero venuti in aiuto della Chiesa terrestre; l’avrebbero affiancata nell’annuncio, mettendo a disposizione mezzi e conoscenze per percorrere l’universo, cosa che essi fanno da sempre. La comunione con i popoli fedeli a Dio e la missione svolta insieme, avrebbe permesso al regno di Dio di espandersi rapidamente nell’universo, e avrebbe garantito all’umanità della Terra un grande progresso, un vero salto di civiltà. Tutto questo ci era chiaro e cercavamo di comunicarlo al popolo come potevamo, cercando di non intimorire troppo quella gente povera e primitiva.

Gesù ci veniva incontro in ogni modo; secondo quanto ci aveva promesso, egli era con noi in spirito e ci guidava. Molti miracoli si compivano attraverso di noi, e noi stessi venivamo di giorno in giorno rafforzati. Poi avvennero due fatti molto importanti, non solo per noi ma per la Chiesa intera. Il primo fu la visita di alcuni fratelli dell’universo fedeli a Dio, l’altro fu la conversione di San Paolo. Il primo episodio non vi è mai stato riferito, l’altro sì. Questi due avvenimenti segnarono una svolta nella vita della Chiesa.

Non molto tempo dopo la Pentecoste, mentre eravamo riuniti a pregare, si presentarono a noi alcuni fratelli e sorelle, provenienti da diversi pianeti fedeli a Dio. Oltre a noi apostoli, era presente la Madre di Gesù ed altri discepoli e discepole. Gli uomini e le donne di quei pianeti si presentarono come nostri fratelli, incaricati da Gesù di aiutarci in tutto e di affiancarci nella delicata missione di evangelizzare l’universo. Erano simili a noi, eppure il loro corpo possedeva qualità a noi sconosciute; ci colpì il fatto che vennero da noi a porte chiuse come aveva fatto Gesù.Per prima cosa si inginocchiarono di fronte a Maria, la Madre del Signore, e la ringraziarono a nome delle umanità fedeli, poi le chiesero la benedizione.

Ci abbracciarono e si rivolsero a me in modo particolare,quale anziano della Chiesa, incaricato da Gesù stesso di radunare il suo gregge. Sapevano ogni cosa che Gesù ci aveva detto. Ci parlarono della vita sui loro pianeti, delle loro esperienze, di ciò che avrebbero potuto fare per noi. Si misero a mia totale disposizione, per ricevere da me le indicazioni su cosa fare. Rimasi ammirato dalla loro umiltà: quegli uomini, che parevano potenti come angeli, chiedevano a me, umile pescatore di Galilea, cosa fare. Mi sentivo impreparato e lo dissi; mi risposero di non temere, Gesù mi aveva scelto per quel compito e mi avrebbe dato ogni grazia; loro erano lì per collaborare pienamente all’azione di Dio in me e attraverso di me. Si mettevano a servizio del popolo di Dio sulla Terra, per permettere alla Chiesa nascente di annunciare a tutto l’universo il messaggio del Vangelo, secondo la missione affidatale da Dio. Ci avrebbero aiutati spiritualmente e fisicamente, per preparare anche i nostri corpi a muoversi nello spazio; tra loro c’erano sacerdoti, scienziati e medici.

Eravamo tutti avvolti dalla potenza dello Spirito Santo: era l’incontro tra fratelli che si amavano, figli dello stesso Padre, uniti fra loro in Cristo, sotto lo sguardo di Maria Santissima. Li accolsi, e mi dichiarai personalmente pronto a fare ciò che il Signore mi avrebbe chiesto. Accettai con gratitudine la loro collaborazione. Lo stesso fecero gli altri apostoli e discepoli; eravamo un cuor solo e un’anima sola. Ricordo bene che la Madre di Gesù sorrideva, felice di questo incontro. Eravamo certi che quel giorno indimenticabile avrebbe segnato l’inizio di un cammino di trasformazione e di elevazione, non solo per la Chiesa, ma per tutta l’umanità della Terra. Era stato gettato il seme della creazione nuova, anche se eravamo coscienti dell’enormità di ciò che si apriva davanti a noi.

I fratelli dell’universo che ci avevano visitato, ci ringraziarono della nostra adesione, ci benedissero; ci dissero, però, che non era sufficiente il nostro sì personale: occorrevache il popolo dei fedeli fosse informato della loro visita, e che accettasse pienamente la loro collaborazione. Il Signore desiderava che la Chiesa fosse unanime e libera nelle sue scelte. I nostri fratelli avrebbero atteso una risposta, accettando la volontà della Chiesa, qualunque fosse stata. Ci impegnammo ad informare i fedeli di tutto questo.

La conversione di San Paolo segnò una tappa ulteriore. Il Signore lo aveva chiamato ad annunciare il Vangelo ai pagani, non solo della Terra ma dell’intero universo. San Paolo aveva ben chiaro il piano di Dio, ed era stato istruito particolarmente dallo Spirito Santo sulle realtà del cosmo, aveva vissuto molte esperienze straordinarie al riguardo. Era pronto all’evangelizzazione di tutte le genti dell’universo. La profondità del suo spirito e la potenza del suo pensiero resero la sua predicazione indispensabile per presentare ai credenti e ai non credenti l’opera compiuta da Gesù.

L’apostolo Paolo possedeva una forte personalità, e non ammetteva indugi nell’affrontare le cose: pregava, rifletteva e agiva rapidamente. Per questo, desiderava al più presto parlare ai fedeli della vita nell’universo e della missione della Chiesa, e metterli di fronte alla scelta se accettare o meno questo aspetto, per partire al più presto nella missione che ci attendeva. Io ero più prudente: pensavo fosse giusto, dapprima, consolidare la Chiesa nella sua missione sulla Terra e, nel frattempo, istruire i fedeli sulle realtà più ampie dell’universo; non volevo creare panico né anticipare troppo i tempi. Sapevo che molti non avrebbero compreso.

Tra San Paolo e me non ci fu mai dissidio, ma solo diversità di vedute; lui era l’uomo istruito nelle cose di Dio, tutto rivolto verso il cielo, capace di elevarsi fino alle più alte vette dello spirito.[3] Io ero il pescatore di Galilea, uomo concreto e pastore di un gregge vario e ancora debole. Decidemmo di rimettere la decisione al collegio degli apostoli. Prevalse una linea di prudenza: informare dapprima coloro che erano più forti nella fede e di mentalità più aperta, e poi il resto del popolo. Nel frattempo, avremmo osservato lo sviluppo della Chiesa per comprendere come procedere. San Paolo, da uomo di Dio quale era, si rimise alla nostra decisione, chiedendoci soltanto di potersi dedicare,in modo specifico, ai pagani della Terra, per istruire anche loro e preparare il terreno favorevole per la futura missione.

Al di là delle diversità di opinioni, a tutti noi apostoli era chiaro che la missione della Chiesa a favore di tutto l’universo era un aspetto fondamentale dell’azione del popolo di Dio. Un’azione che rischiava, altrimenti, di rimanere circoscritta alla Terra, con gravi conseguenze per il progresso spirituale e materiale dell’umanità. Dunque, cominciammo a poco a poco a parlare della realtà dell’universo a quanti giudicavamo più aperti e pronti. Molti accolsero, molti altri rifiutarono di credere e di accettare una simile realtà. Si opposero fermamente, mettendo in dubbio la nostra predicazione e cominciando a divulgare calunnie di ogni tipo, prima fra tutte quella di esserci inventati cose che Gesù non aveva mai detto. Ci trovammo ben presto in una situazione davvero difficile, che rischiava di compromettere la vita stessa della Chiesa. Non toccammo più l’argomento dell’universo per non creare scandalo, in attesa di tempi migliori.[4]

Vennero di nuovo a trovarci i nostri fratelli dell’universo; con grande dolore riferimmo loro che il popolo non era ancora pronto per una missione di così grande portata, e che occorreva ancora tempo per la maturazione della Chiesa. I nostri fratelli compresero e ci salutarono, incoraggiandoci e promettendoci la loro preghiera. Finché vissi, non li rividi mai più.

La Chiesa intanto cresceva; ad essa aderivano diverse categorie di persone: sacerdoti, nobili del popolo, gente comune, e poi i pagani convertiti. La Chiesa cominciò ad ingrandirsi e a diventare molto visibile. Di questo si accorsero anche molti potenti, ambiziosi e desiderosi di emergere in quella che sembrava delinearsi come la futura ed unica religione del mondo. Giudei, greci, romani, e molti altri ancora, entravano a far parte del popolo di Dio, portando le loro idee su come organizzare la Chiesa. Non sempre si trattava di idee nobili e disinteressate: l’organizzazione proposta serviva spesso a creare “posti di potere” a favore di questo o di quello.

Noi apostoli vedevamo in tutto questo un serio pericolo: la Chiesa correva il rischio di diventare un’organizzazione umana, basata su norme giuridiche, guidata da rigide gerarchie, dominata dai sapienti secondo il mondo e non secondo Dio, imbevuta di interessi umani. San Paolo entrò ben presto in contrasto con certi personaggi che cominciavano ad emergere nelle comunità cristiane. La sua voce si alzò molte volte, ma invano. Subì gravi persecuzioni ad opera dei nuovi “capi” della Chiesa. Anche noi apostoli fummo a poco a poco emarginati. I nostri occhi avevano visto crescere la Chiesa, ma non come avremmo pensato e sperato; soprattutto, non come la intendeva Gesù: un popolo vivo, umile, unito a Cristo, proiettato verso una realtà non solo terrestre, ma cosmica, la prima cellula del Regno di Dio che un giorno si sarebbe esteso a tutto l’universo. La Chiesa, nonostante i tanti santi e martiri che ne facevano parte, che era sotto i nostri occhi sembrava assomigliare sempre più a uno dei tanti regni della Terra, fatto di dominatori e di sudditi.

Dopo la morte di noi apostoli, molte cose cambiarono nella Chiesa. Essa si ingigantì, fino a diventare “religione di Stato”. Il suo cammino si intrecciò pericolosamente con quello dei potenti della Terra. Il resto è storia e la conoscete. Non si parlò più dell’universo, né si riferì più nulla alle generazioni future di quanto Gesù ci aveva insegnato al riguardo. I “capi” della Chiesa presero in considerazione solo la predicazione di Gesù alle folle che, ovviamente, non conteneva alcun riferimento alla vita dell’universo. Tutto il resto fu scartato. Si cercò in ogni modo di spegnere anche il ricordo di questo argomento. Per far questo, il potere politico e quello religioso lavorarono insieme, avendo un interesse comune. I potenti, che si sentivano minacciati nei loro interessi dalla presenza di altre umanità, fecero ciò che fanno tuttora: nascosero ogni notizia e stroncarono sul nascere ogni tentativo di divulgare discorsi sull’universo. La Chiesa, da parte sua, tacque e non infastidì in alcun modo i potenti di cui, nel frattempo, era divenuta amica. Il Maestro aveva detto che non si possono servire due padroni, ed aveva ragione di dirlo:quando la Chiesa diventa amica dei potenti, deve rinunciare a dire la verità. È una triste legge che vige tuttora. Osservate bene ciò che accade anche oggi, troverete sorprendenti analogie con ciò che accadde ai nostri tempi.

Questo mio discorso vi scandalizza? Vi sembra forse troppo duro? Non è così. Non vi è dubbio, infatti, che dal seno della Chiesa della Terra, nonostante le sue fragilità, sia scaturita nei secoli una grande fonte di santità. La santità di una parte della Chiesa ha posto rimedio a molte mancanze. Del resto, la vita dell’uomo della Terra è segnata dal peccato e dalla corruzione, che sono parte dell’esperienza terrena da sempre. Tuttavia la Chiesa, popolo santo di Dio, è chiamata a superare il peccato e la corruzione, mediante l’unione profonda con Gesù Cristo, colui che ha vinto il peccato, la corruzione e la morte.

L’unione del popolo al Sacrificio di Cristo è la sola possibilità data all’intera umanità di estirpare da sé il male. Spetta alla Chiesa il compito di aprire la strada della salvezza ad ogni uomo di buona volontà, mediante la potenza della grazia che le è stata donata. Perciò, ogni membro del popolo di Dio, che è la Chiesa, è chiamato ad offrire se stesso a Dio, mediante Gesù Cristo, come sacrificio vivente, in comunione con l’intero Corpo Mistico. Solo compiendo il passaggio pasquale dalla morte alla vita, sulle orme del Signore Gesù, non a parole ma nei fatti, la Chiesa vincerà la sua battaglia contro Lucifero e le sue schiere.

Vi dico, in conclusione, che la missione della Chiesa di evangelizzare l’intero universo, non è venuta meno nei piani di Dio. Egli, nella sua bontà, ha rispettato la libertà dei cristiani della Terra. Ha messo tra parentesi l’argomento della vita nell’universo, ma ciò non significa che lo abbia cancellato. Lungo la storia della Chiesa, Dio non ha cessato di inviare i fratelli fedeli a quanti erano pronti, ha rivelato a molti questa realtà nel segreto dei cuori, l’ha ricordata al suo popolo attraverso tanti profeti.

La missione della Chiesa è e resta “universale” nel senso stretto del termine, perché deve coinvolgere l’intero universo. L’egoismo dell’umanità della Terra non può condizionare per sempre l’azione dello Spirito Santo. Il tempo dell’attesa è terminato. Dio darà alla Chiesa della Terra segni inequivocabili della presenza della vita nell’universo. Si formerà un piccolo resto che accoglierà e comprenderà questi segni. Se,nonostante i segni, i potenti della Terra continueranno ad opporsi, o se la maggior parte dei cristiani si opporrà, Dio andrà avanti lo stesso. Non permetterà ulteriori ritardi.

Se il numero dei cristiani sarà sufficiente a svolgere la missione che spettava alla Chiesa fin dall’inizio, i fratelli fedeli a Dio verranno ancora per fare la loro parte, cosa che non poterono fare con noi. Se il numero dei cristiani della Terra non sarà sufficiente, se rimarrà solo un piccolo resto, Dio darà incarico ai fratelli di altre umanità fedeli di evangelizzare l’universo. Il piccolo resto della Terra si unirà a loro.

Pregate e preparatevi, per essere pronti e giudicati degni di far parte di un popolo fedele.

La mia benedizione e quella degli apostoli di Cristo sia su tutti voi e vi accompagni. Coraggio!”


[1] Cfr At 1, 2-3

[2] Cfr At 2, 1-13

[3] Cfr 2Cor 12, 1-10

[4] Cfr 1Cor 4, 9-13; 9, 1-2; 2Cor 11

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