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Luci dell’Esodo

Renzo Allegri, sul settimanale “Chi” del 30 ottobre 2008


Tomislav VlasicIntervista a P. Tomislav Vlašić

a cura di Renzo Allegri – foto Nicola Allegri

«Quello che vede laggiù è Padre Tomislav Vlasic», dice il mio accompagnatore indicando un uomo che passeggia tra gli olivi, nell’entroterra ligure. «E’ qui agli “arresti domiciliari” per ordine della Congregazione per la Dottrina della Fede che sta esaminando la sua posizione in rapporto ad accuse purtroppo gravissime».

Padre Tomislav è un frate francescano bosniaco, notissimo fra i devoti di Medjugorje, uno dei quattro religiosi presenti fin dall’inizio alle apparizioni, testimone storico di quei fatti prodigiosi, per anni “direttore spirituale” dei sei veggenti e divulgatore nel mondo.

«Ora», prosegue il mio interlocutore con voce addolorata, «è accusato di eresia, immoralità, manipolazione delle coscienze, disobbedienza ai superiori, diffusione di errori dogmatici, falso misticismo. E’ “sospeso a divinis”, cioè non può celebrare la messa, confessare, impartire i sacramenti, svolgere le attività che sono specifiche della sua condizione di sacerdote. Incredibile. Conosco da anni padre Tomislav e sono certo che la Congregazione troverà che è innocente».

Il mio interlocutore è un frate francescano, confratello di padre Tomislav ma, data la situazione, desidera non essere identificato: lo chiamerò convenzionalmente padre Francesco. Ci avviciniamo a padre Tomislav. E’ vestito in borghese, non può indossare il saio. Ha un crocifisso al collo. Ci sorride, ma si nota che il suo viso scarno ha un’espressione smarrita. «Come sta?». Ci accorgiamo subito che la domanda è fuori luogo. «Potrei stare molto meglio», dice padre Tomislav sorridendo. «Ma non mi lamento. Qui posso pregare, meditare, leggere, scrivere e anche lavorare la terra. Il contatto con la natura aiuta a sentirci vicini a Dio creatore. Giovanni Paolo II ha scritto: “La natura è un libro scritto da Dio: nelle sue pagine vi è un messaggio che attende di essere decifrato ed è un messaggio d’amore”».

Domanda. Le autorità ecclesiastiche sono state severe con lei.

Risposta. «Da un punto di vista umano sono stato proprio distrutto. Ma ciò che conta non è l’apparenza di fronte al mondo, ma la realtà di fronte a Dio. Noi possiamo costruirci una maschera per apparire belli, ma non possiamo nascondere la nostra vera identità a Dio. Fin dall’inizio della mia attività a Medjugorje ho offerto la mia vita a Dio. Il cristiano è un seguace di Cristo e Cristo è morto sulla croce come un malfattore. I seguaci di Gesù, coloro che gli affidano la loro esistenza terrena, sono spesso chiamati a seguirlo fino sulla croce».

D. Le sue parole fanno intendere che lei non si ritiene responsabile delle accuse rivoltele.

R. «Non voglio parlare della mia situazione. Lo farò davanti ai miei superiori, quando mi chiameranno. Qualcuno in questi giorni ha scritto e detto che sono un “religioso ribelle”. Non è vero. Sono un “figlio della Chiesa” e come tale “obbedisco” in silenzio. Non posso, però, dichiarare il falso, mentire a me stesso e a Dio. E sono certo che neppure i miei superiori mi chiederanno questo. Per il resto, lasciamo che sia Lui a governare le situazioni».

D. Come sono le sue giornate?

R. «Come ho già detto: prego, medito, leggo, lavoro nei campi. Ho scritto un libro che dovrebbe uscire per Natale».

D. Un’autodifesa?

R. «No. Ora che ho tempo, voglio raccontare la vera storia di Medjugorje, così come l’ho vissuta. Sono state scritte tante cose, giuste e sbagliate. Credo sia importante il racconto anche di chi è stato testimone e responsabile di quei fatti fin dai primi giorni».

D. La Congregazione per la Dottrina della Fede sta esaminando il caso: che giudizio si aspetta?

R. «Quello che Dio vorrà».

Chiediamo a padre Tomislav di poterlo fotografare e non si rifiuta. Del resto la richiesta gli era già stata presentata dal suo confratello, che ha reso possibile l’incontro. La sua attuale condizione non gli consentirebbe di parlare con estranei ma, come promesso, ci siamo limitati a poche domande. Qualche chiarificazione in più la chiediamo al suo amico.

D. Padre Francesco, sono 27 anni che padre Tomislav si interessa delle vicende di Medjugorje, come mai solo ora viene coinvolto da accuse così gravi?

R. “Le accuse risalgono a molti anni fa. Sarebbe lungo fare la storia di questa situazione. Gliela sintetizzo. Le apparizioni iniziarono il 24 giugno 1981. La parrocchia di Medjugorje era governata dai francescani, che si presero cura dei veggenti. Il vescovo di Mostar, che ha giurisdizione su Medjugorje, era informato su tutto e sembra che, per circa un anno, sia stato convinto che si trattasse di un fenomeno attendibile. Poi, improvvisamente, cominciò a dichiararsi contrario e iniziarono le polemiche, i problemi, le accuse.

Si formarono due fazioni: da una parte i francescani favorevoli all’autenticità delle apparizioni della Madonna, dall’altra il vescovo e il clero locale convinti che si trattasse di un’invenzione organizzata dai francescani per interessi economici. Questa situazione è andata via via esasperandosi, provocando rancori, divisioni, sospetti, che sfociarono in accuse sempre più gravi.

I primi provvedimenti contro padre Tomislav furono presi dal vescovo di Mostar a metà anni 80 e padre Tomislav dovette lasciare Medjugorje. Fondò anche un’associazione religiosa, naturalmente osteggiata dal vescovo, che inviava relazioni in Vaticano. E, com’è giusto, il Vaticano ha sempre rispettato l’autorità del vescovo. Ora il caso è scoppiato perché è intervenuta anche la Congregazione per la Dottrina della Fede, con provvedimenti drastici».

D. Il Vaticano quindi ha dato ragione al vescovo di Mostar?

R. «Ha accolto le accuse e ha temporaneamente sospeso il padre dalle facoltà sacerdotali in attesa di pronunciare un giudizio».

D. La vicenda potrebbe avere conseguenze anche sulle apparizioni di Medjugorje?

R. «Potrebbe. Una delle accuse rivolte a padre Tomislav riguarda la “manipolazione delle coscienze”. I nemici di Medjugorje hanno sempre sostenuto che i veggenti erano plagiati dai frati, cioè dai quattro religiosi francescani responsabili allora della parrocchia. Oltre a padre Tomislav, anche padre Jozo e padre Barbaric sono stati colpiti da accuse e condanne come padre Tomislav, mentre padre Peter è stato solo allontanato. Questo è il punto cruciale e drammatico della questione: i testimoni “storici” di quei fatti sono stati “squalificati”, privati cioè di credibilità.

D. Sono milioni le persone che credono in Medjugorje.

R. «Bisogna distinguere la “fede” della gente nella Madonna e la “credenza” nei fatti di Medjugorje. La fede nella Madonna, le preghiere alla Vergine, i pellegrinaggi hanno un valore intrinseco, assoluto. La “credenza” nei fatti accaduti a Medjugorje è un’altra cosa. La Chiesa non si è mai pronunciata. Il vescovo di Mostar, cui spetterebbe il giudizio, ha più volte pubblicamente affermato che ritiene quei fatti un “colossale imbroglio”. Temo, perché io ci credo, che stia per arrivare una spaventosa tempesta su Medjugorje».

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